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Il restauro ed in particolare la pulitura di opere e mobili è una delle operazioni svolte più frequentemente ed anche una delle più complesse, per una serie di ragioni. L’operazione di pulitura non è altro che la manovra di scioglimento di un certo materiale applicato superficialmente, senza alterare altri strati sottostanti.
Molti materiali presenti sulla superficie di opere sono soggetti, a causa dell’invecchiamento, ad alterazioni strutturali, in questo caso le operazioni di pulitura divengono di restauro con sostanze ed operazioni più specifiche.

A loro volta queste alterazioni strutturali sono associate ad alterazioni cromatiche che possono modificare proprietà visibili dello strato superficiali, cioè l’aspetto estetico, arrivando a comprometterne seriamente la leggibilità del materiale.
Un esempio molto diffuso è quello dell’ingiallimento di una vernice a seguito dell’esposizione prolungata alla luce.

C’è da ricordare e sottolineare che il restauro è un’operazione praticamente irreversibile, perché tende a rimuovere materiali. Tradizionalmente questo processo richiede l’uso di solventi organici, caratterizzati spesso da elevata tossicità e potenziale rischio per l’integrità dell’opera stessa. Infine non è da sottovalutare come vi sia anche un fattore più propriamente estetico, che riconduce anche un intervento di restauro al gusto di quel particolare periodo storico in cui avviene l’intervento. Tutti questi fattori concorrono a rendere la pulitura di un’opera d’arte o di un oggetto, un’operazione particolarmente critica.

L’acetone: uno degli elementi fondamentali per il restauro

L’acetone è il chetone più semplice esistente ed il suo numero di riferimento è CAS è 67-64-1.

L’etanolo (o alcol etilico), è anche chiamato, per antonomasia, semplicemente alcol, essendo alla base di tutte le bevande alcoliche.

A temperatura ambiente si presenta come un liquido, incolore, dall’odore caratteristico subito riconosciuto anche dai meno esperti. È tendenzialmente volatile ed estremamente infiammabile. La fiamma che produce durante la combustione si presenta di colore blu, è mescolabile con l’acqua, ma anche con etanolo ed etere e trova principalmente impiego come solvente.

Il principale processo industriale per ottenere l’acetone è il processo detto cumene. In presenza di catalizzatori, il cumene addiziona ossigeno e forma un idroperossido; dal riarrangiamento e successiva decomposizione di questo si originano acetone e fenolo.

Produzione dell’acetone ed utilizzi

Essendo un prodotto comune, l’acetone è usato spesso in diversi settori, per esempio nei laboratori chimici si trova sempre una bottiglia in vetro ambrato di acetone, di uso comune.

Questo è anche utilizzato in cosmetica per rimuovere lo smalto per unghie. Una minima quantità applicata con un batuffolo di cotone idrofilo assolve facilmente allo scopo.

Come solvente fortemente polare, ha anche una certa efficacia nel rimuovere i residui di adesivi. Viene anche utilizzato in laboratorio come solvente organico e come coadiuvante all’asciugatura della vetreria di laboratorio dopo averla lavata.

Il maggiore impiego di questo solvente è per la produzione di polimeri. Dalla condensazione si ottiene l’essenziale per la produzione dei policarbonati come plastiche anti-urto.

Dalla condensazione di due molecole di acetone i si origina il diaceton-alcole, buon solvente della gomma e di alcune vernici. La condensazione di tre molecole porta invece alla formazione del solvente efficace come additivo per vernici, pitture, adesivi e per disciogliere alcune plastiche.
È comunemente utilizzato anche come disinfettante in ambito casalingo. L’etanolo uccide i microorganismi denaturando le loro proteine e dissolvendo i loro lipidi; risulta pertanto efficace contro molti batteri, funghi e virus.
L’etanolo però è utilizzato anche come solvente di resine naturali e nella lucidatura dei mobili, per la preparazione di vernici, quali gommalacca, gomma benzoe, sandracca, ed è proprio questo, l’impiego che a noi interessa maggiormente. Viene inoltre utilizzato come decolorante nella colorazione.

Alternative all’alcool per il restauro

L’utilizzo dei solventi organici nella pulitura è pratica comune. Ultimamente si parla molto si eco-sostenilibità e tossicità dell’ambiente. Molti restauratori quindi si sono avvicinati a pratiche alternative a quei solventi evidentemente tossici che però sono contraddistinti da efficacia e rapidità di azione. Per questi aspetti favorevoli in molti casi si trascurano quelli negativi di questi mezzi: scarsa selettività nei confronti dei materiali che vengono esportati e di conseguenza, potenziale rischio per l’integrità strutturale dell’opera che esista pulendo, per la salute dell’operatore e la sicurezza dell’ambiente di lavoro. Proprio per questi problemi, si è sviluppata molta attenzione sull’uso di sistemi a base acquosa, esenti dai problemi di tossicità associati a certi solventi organici, e contenenti principi attivi specifici in grado di agire con maggiore selettività, perciò più rispettosi dell’integrità dell’opera. L’uso di solventi organici per certe operazioni di restauro tra cui la pulitura, è inevitabile; ma sicuramente deve e può essere più limitato e razionale: se è verificata la compatibilità dell’opera da trattare con il mezzo acquoso, l’utilizzo di questi metodi può senz’altro rappresentare una valida alternativa.

È ovvio che per evitare di incorrere in problematiche di qualsiasi genere, è bene affidarsi a dei professionisti.

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